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​La situazione della disoccupazione è “molto grave in Italia”. Lo ha ribadito ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presentando il comunicato finale dei lavori del Consiglio permanente  della Cei svoltosi a Roma da lunedì 26 settembre a mercoledì 28. Il presidente della Cei ha anche sottolineato la necessità per gli elettori di giungere adeguatamente informati all’appuntamento con il referendum del 4 dicembre e ha sostenuto l’esigenza di una “rifondazione culturale dell’Europa”. “O l’Ue riscopre la propria storia, lasciando da parte i miopi laicismi, o non si sa dove andremo a finire”.\nIl referendum. Il cardinale, incontrando i giornalisti, ripete la posizione già espressa nella prolusione. “Questo referendum - scandisce - è di importanza unica perché riguarda la Costituzione Speriamo che i cittadini si rendano conto di questo e colgano l’occasione di una partecipazione per esprimere la volontà popolare". Non bisogna accontentarsi “del sentito dire”, ma informarsi di persona. Anche perché, sottolinea il porporato, “in questo caso non c’è il quorum e dunque il risultato sarà quello fissato dalle scelte di va a votare”. Quanto a iniziative specifiche di informazione di carattere parrocchiale o diocesano Bagnasco ha commentato: "Non vedrei grandi convegni, penso invece a iniziative più semplici. Quei 2-3 punti si possono spacchettare per favorire una maggiore comprensione". I parroci, comunque non diano indicazioni di voto: “Il voto è segreto”. In generale ha aggiunto la ‘mens’ dei vescovi  è quella di invitare all’informazione personale: i media che afferiscono alla Cei continueranno ad avere questa posizione”. E per gli scenari del dopo referendum, Bagnasco ha ribadito che “la prima preoccupazione dei vescovi è che si possa votare con cognizione di causa, cosa che attiene alla coscienza e all’intelligenza di ciascuno, è un esercizio di libertà che richiede responsabilità, che significa sapere le cose il meglio possibile. Il resto è sul piano più strettamente politico: si vedrà, in un modo o nell’altro, quello che sarà meglio sulla strada per il bene comune”.Il lavoro. Resta alta la preoccupazione dei vescovi per la questione lavoro. “Continua nelle parrocchie e nelle diocesi – ha detto il presidente della Cei - la processione di gente che ha perso il lavoro o non lo trova. Di tutte le età. La Chiesa, oltre a esprimere vicinanza cerca di trovare percorsi e buone prassi che possano creare lavoro, anche se non è suo compito specifico. Anche la Settimana sociale che si terrà a Cagliari nell’autunno del 2017 sarà improntata a questo tema”.\nL’Europa. Il vecchio continente, ha detto il cardinale, ha bisogno di una “rifondazione culturale”. E’ evidente che “c’è necessità di più Europa”, ma “manca il fondamento”, che è costituito “dall’humus cristiano”. “Il cristianesimo non è archeologia” e perciò “l’humus cristiano va riconosciuto non solo verbalmente, ma effettivamente”. Bagnasco ha spiegato che non intendeva parlare nella prolusione di un eurocentrismo, ma richiamare quella che è la missione dell’Europa nel consesso degli altri continenti. In sostanza “richiamare il mondo al dovere di governare il potere tecnologico, il quale altrimenti si può ritorcere contro l’uomo”.\nI temi ecclesiali. Bagnasco ha anche annunciato che “entro ...
Con Tv2000 sarà possibile seguire tutto il viaggio di Papa Francesco in Georgia e Azerbaigian.  \n\n\nLe dirette di Tv2000 giorno per giorno: \n(Gli orari indicati sono italiani)\n\nVENERDÌ 30 SETTEMBRE 2016\n\n12:20 Studio e puntata speciale curata dal ‘Diario di Papa Francesco’\n13:00 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Tbilisi, Georgia. Cerimonia di benvenuto\n13:30 Visita di cortesia al Presidente della Repubblica nel Palazzo Presidenziale e incontro con le autorità, con la società civile e con il corpo diplomatico nel Cortile del Palazzo Presidenziale.\n \n14:40 Incontro con Sua Santità e Beatitudine Ilia II, Catholicos e Patriarca di tutta la Georgia nel Palazzo del Patriarcato\n16:00 Incontro con la comunità assiro-caldea nella chiesa cattolica caldea di S. Simone\n\nSABATO 1 OTTOBRE 2016 \n\n7:30 Speciale ‘Diario di Papa Francesco’\n07:45 Santa messa nello stadio M. Meskhi\n13:20 Speciale ‘Diario di Papa Francesco’ \n13:45 Incontro con sacerdoti, religiose, religiose, seminaristi e agenti di pastorale nella chiesa dell’Assunta\n15:00 Incontro con gli assistiti e con gli operatori delle Opere di carità della Chiesa davanti al Centro di assistenza dei Camilliani\n16:15 Visita alla cattedrale patriarcale di Svetitskhoveli a Mtskheta\n\nDOMENICA 2 OTTOBRE 2016 \n\n07:00 Speciale ‘Diario di Papa Francesco’ \n\n05:55 Cerimonia di congedo all’Aeroporto Internazionale di Tbilisi\n07:30 Arrivo all’Aeroporto Internazionale “Heydar Aliyev” di Baku, Azerbaigian, accoglienza ufficiale\n08:30 Santa messa nella chiesa dell’Immacolata nel Centro salesiano a Baku\n13:00 Speciale ‘Diario di Papa Francesco’ \n13:30 Cerimonia protocollare di benvenuto nel piazzale del Palazzo presidenziale di Ganjlik e la visita di cortesia al presidente della Repubblica \n14:30 Visita al monumento ai caduti per l’indipendenza\n15:00 Incontro con le autorità nel centro “Heydar Aliyev”\n15:45 Incontro interreligioso con lo sceicco dei musulmani del Caucaso e con i rappresentanti delle altre comunità religiose del paese\n17:00 Cerimonia di congedo all’aeroporto di Baku\n23:55 Conferenza stampa integrale di Papa Francesco sul volo di ritorno
​Papa Francesco ha ricevuto stamane nella Sala Clementina in Vaticano i membri degli organismi caritativi cattolici che operano nel contesto della crisi umanitaria in Siria, Iraq e nei Paesi limitrofi, riuniti a Roma per il loro quinto incontro promosso da Cor Unum.All’udienza ha partecipato anche Staffan de Mistura, inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la Siria: il Papa lo ha ringraziato per la sua presenza.Il Pontefice ha quindi espresso al Pontificio Consiglio Cor Unum il suo grato apprezzamento “per il sostegno attento ed efficace a quanto la Chiesa va compiendo per cercare di lenire le sofferenze di milioni di vittime di questi conflitti. In tal senso vorrei sottolineare l’importanza di una rinnovata collaborazione a tutti i livelli tra i diversi soggetti che operano in questo settore”.\n“A un anno di distanza dal nostro ultimo incontro - ha detto - dobbiamo constatare con grande tristezza che, nonostante i molti sforzi prodigati in vari ambiti, la logica delle armi e della sopraffazione, gli interessi oscuri e la violenza continuano a devastare questi Paesi e che, fino ad ora, non si è saputo porre fine alle estenuanti sofferenze e alle continue violazioni dei diritti umani. Le conseguenze drammatiche della crisi sono ormai visibili ben oltre i confini della regione. Ne è espressione il grave fenomeno migratorio”.\n“La violenza genera violenza e abbiamo l’impressione di trovarci avvolti in una spirale di prepotenza e di inerzia da cui non sembra esserci scampo. Questo male che attanaglia coscienza e volontà ci deve interrogare. Perché l’uomo, anche al prezzo di danni incalcolabili alle persone, al patrimonio e all’ambiente, continua a perseguire le prevaricazioni, le vendette, le violenze? Pensiamo al recente attacco contro un convoglio umanitario dell’ONU… È l’esperienza di quel mysterium iniquitatis, di quel male che è presente nell’uomo e nella storia e ha bisogno di essere redento. Distruggere per distruggere!  Perciò, in questo Anno Santo, nel quale più intensamente fissiamo lo sguardo su Cristo, Misericordia incarnata che ha vinto il peccato e la morte, mi tornano alla mente queste parole di San Giovanni Paolo II: «Il limite imposto al male, di cui l’uomo è artefice e vittima, è in definitiva la Divina Misericordia» (Memoria e identità, p. 70). E’ l’unico limite. Sì, la risposta al dramma del male si trova nel mistero di Cristo”.“Guardando ai tantissimi volti sofferenti, in Siria, in Iraq e nei Paesi vicini e lontani dove milioni di profughi sono costretti a cercare rifugio e protezione, la Chiesa scorge il volto del suo Signore durante la Passione”.\n“Il lavoro di quanti, come voi che rappresentate tanti operatori sul campo, sono impegnati ad aiutare queste persone e a salvaguardarne la dignità è certamente un riflesso della misericordia di Dio e, in quanto tale, un segno che il male ha un limite e che non ha l’ultima parola. È un segno di grande speranza, per il quale voglio ringraziare, insieme con voi, tante persone anonime – ma non per Dio! – le quali, specialmente in questo anno giubilare, pregano e intercedono in silenzio per le ...
E\' stato reso noto il tema scelto da Papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2017: “«Non temere, perché io sono con te» (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”.  Si tratta della 51.ma Giornata dedicata dalla Chiesa ai mass media e si svolgerà il prossimo 28 maggio.\nIn un comunicato a commento del tema, la Segreteria per la Comunicazione osserva che ”anestetizzare la coscienza o farsi prendere dalla disperazione sono due possibili malattie alle quali può condurre l’attuale sistema comunicativo.È possibile che la coscienza si cauterizzi, come ricorda Papa Francesco nella Laudato si’, a causa del fatto che spesso professionisti, opinionisti e mezzi di comunicazione operando in aree urbane distanti dai luoghi delle povertà e dei bisogni, vivono una distanza fisica che spesso conduce a ignorare la complessità dei drammi degli uomini e delle donne”.\n“È possibile – prosegue la nota - la disperazione, invece, quando la comunicazione viene enfatizzata e spettacolarizzata, diventando talvolta vera e propria strategia di costruzione di pericoli vicini e paure incombenti. Ma in mezzo a tale frastuono si ode un sussurro: ‘Non temere, perché sono con te’. Nel suo Figlio, Dio si è reso solidale con ogni situazione umana e ha rivelato che non siamo soli, perché abbiamo un Padre che non dimentica i propri figli. Chi vive unito a Cristo, scopre che anche le tenebre e la morte diventano, per chiunque lo voglia, luogo di comunione con la Luce e la Vita. In ogni avvenimento cerca di scoprire cosa succede tra Dio e l’umanità, per riconoscere come Egli stesso, attraverso lo scenario drammatico di questo mondo, stia scrivendo la storia di salvezza”.\n“Noi cristiani – conclude il comunicato - abbiamo una ‘buona notizia’ da raccontare, perché contempliamo fiduciosi l’orizzonte del Regno. Il Tema della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è un invito a raccontare la storia del mondo e le storie degli uomini e delle donne, secondo la logica della ‘buona notizia’ che ricorda che Dio mai rinuncia ad essere Padre, in nessuna situazione e rispetto ad ogni uomo. Impariamo a comunicare fiducia e speranza per la storia”.
​Come la prima in Armenia, anche la seconda tappa del periplo di Papa\nFrancesco nel Caucaso si svolge nel segno della pace, del dialogo ecumenico e\ndi quello inter-religioso. Venerdì il vescovo di Roma parte per la Georgia dove\nrimarrà anche sabato. Domenica sarà tutta la giornata in Azerbaigian per\nrientrare a Roma in tarda serata. \n\nOggi il consueto briefing del direttore della Sala Stampa vaticana, il primo\ndi questo genere di Greg Burke, che dal primo agosto è subentrato a padre\nFederico Lombardi.\n\nIl 16° viaggio internazionale di Papa Francesco, ha spiegato Burke,\n«chiaramente è un viaggio di pace: il Papa porta un messaggio di\nriconciliazione per tutte la regione». E ha sottolineato come sarà « la\nprima volta che una delegazione lì in Georgia parteciperà alla Messa del Santo\nPadre», quella che verrà celebrata sabato mattina nello stadio Meskhi. Non\nne farà parte il patriarca Ilia II che comunque «sarà all’aeroporto quando\nil Papa arriverà».\n\nLa presenza della delegazione è molto importante, perché quella georgiana è\ntra le chiese ortodosse più intransigenti ad ogni presunto cedimento di\ncarattere ecumenico soprattutto se intrapreso nei confronti della Chiesa di\nRoma. Basti pensare che, anche per questo motivo, non ha partecipato al Grande\nConcilio panortodosso di Creta.\n\nA Tbilisi c’è molta attesa anche per le parole che Papa Francesco pronuncerà\nsulla pace e sulla riconciliazione tra i popoli che abitano il Caucaso. Come è\nnoto infatti due ampi territori della Georgia – la Abkhazia e l’Ossezia del sud\n– nel 2008 si sono dichiarate indipendenti rimanendo nell’orbita russa, mentre\nTbilisi continua il suo cammino verso l’Unione Europea e anche la Nato.\n\nDopo quanto detto in Armenia a giugno sono attese anche le parole che il\nvescovo di Roma potrà dire sulla questione del Nagorno Kharabak, il territorio\nconteso con l’Azerbaigian. \n\nSe poi in Georgia risaltano gli incontri tra il Papa e la comunità\nortodossa, in Azerbaigian la dimensione del dialogo interreligioso è quella\npredominante. Momento forte della tappa a Baku sarà infatti la visita alla\nmoschea e l’incontro con lo sceicco dei musulmani del Caucaso. \n\nDurante il viaggio non mancherà poi la vicinanza alle popolazioni siriane e\nirachene sconvolte dalla guerra. Il Papa infatti pregherà per loro nella visita\nalla chiesa cattolica caldea di San Simone Bar Sabbae prevista per venerdì\npomeriggio.\n\nDel seguito papale - oltre al cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e\nal Sostituto, l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu – faranno parte anche due\naltri porporati: Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese\norientali e Kurt Koch, presidente del pontificio Consiglio per la promozione\ndell’unità dei cristiani. Nonché, come ormai tradizione per i viaggi di Papa\nFrancesco, anche un dipendente vaticano: in questo caso un cameriere di Casa\nSanta Marta.\nIL PROGRAMMA DEL VIAGGIO(gli orari si riferiscono ai Paesi visitati e sono 2 ore avanti al fuso italiano)Venerdì 30 settembre 201615:00\n \n\nArrivo all’Aeroporto Internazionale di TbilisiCERIMONIA DI BENVENUTO15:30\n \n\nVISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo Presidenziale16:00\n \n\nINCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Cortile del Palazzo Presidenziale\n \n\nDiscorso del Santo Padre16:40\n \n\nINCONTRO CON SUA SANTITÀ E BEATITUDINE ILIA II, Catholicos\ne Patriarca di tutta la Georgia nel Palazzo del Patriarcato\n \n\nDiscorso del Patriarca\n\nDiscorso del Santo Padre18:00\n INCONTRO CON LA COMUNITÀ ASSIRO-CALDEA ...
“La misericordia è il vero volto di Dio, per questo non è lecito uccidere e odiare in suo nome”. Così martedì sera il cardinale Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e arciprete della basilica di San Pietro, nel corso dell\'omelia per la messa d\'apertura del pellegrinaggio nazionale Unitalsi a Lourdes. Un viaggio iniziato lunedì nel segno del Giubileo straordinario della misericordia e nel ricordo vivo di Santa Teresa di Calcutta, “icona di tutto ciò che un volontario dovrebbe essere” per usare le parole del presidente nazionale Unitalsi Antonio Diella. \nNonostante il calo di visite che negli ultimi anni ha colpito il santuario mariano, l\'associazione ha accompagnato quest\'anno circa 7.000 fedeli, 632 barellieri, 980 sorelle d\'assistenza, 200 religiosi e 74 operatori sanitari. Giovedì la conclusione con la tradizionale processione aux flambaux, quando verrà acceso il cero che il Papa ha voluto donare all\'Unitalsi. \nIl Santo Padre ha inviato all\'associazione anche un messaggio personale, mentre a tutti i presidenti di sezione verrà consegnata una copia della sua croce pettorale.\nLa celebrazione si aperta con l\'ingresso nella basilica di San Pio X degli stendardi di sezione degli unitalsiani, accompagnati da pellegrini le cui storie rappresentano il frutto di quella stessa misericordia scelta come tema centrale del pellegrinaggio. Tra loro anche Nafie, la prima bambina che Madre Teresa portò in Italia strappandola alle condizioni miserevoli di un istituto in Albania. \n“Dio ci lascia liberi – ha ammonito Comastri commentando la parabola del figlio prodigo da lui definita rivoluzionaria – perché senza libertà il mondo diventerebbe un teatrino di burattini e neanche la bontà sarebbe più vera, perché costretta. Uscendo dalla casa del padre si finisce nel fango, nel degrado, nel porcile. Dio è felice di perdonare – ha osservato – ma ci crediamo al perdono di Dio fino in fondo? Davvero siamo convinti che Dio ci aspetta?”. \nMa è l\'altra figura della parabola a catturare l\'attenzione del cardinale: “Quante volte capita anche a noi di non saper fare festa per il ritorno di un fratello o di una sorella, di non tendere la mano per riportare il fratello o la sorella all’abbraccio di Dio”. Il fedele autentico è quindi chiamato a guardare con misericordia chi gli ha fatto del male e le parole di Giovanni Paolo II dopo l’attentato del 13 maggio 1981 offrono al cardinale il modello perfetto di questo atteggiamento: “Perdono il fratello che mi ha sparato: parole che sono il volto di Dio – ha concluso – parole che sono il volto della Chiesa”.
​"Il mio pensiero va\nancora una volta alla amata e martoriata Siria, continuano a\ngiungermi - ha detto il Papa nel corso dell\'udienza generale di oggi - notizie drammatiche sulla sorte\ndelle popolazioni di Aleppo, alle quali mi sento unito nella\nsofferenza, attraverso la preghiera e la vicinanza spirituale".\nIl Pontefice ha espresso "profondo dolore e viva preoccupazione" e ha rinnovato "a\ntutti l\'appello a impegnarsi con tutte le forze nella protezione\ndei civili, quale obbligo imperativo e urgente".\n\nPapa Francesco ha ricordato\nAleppo, in Siria, "città dove muoiono bambini, anziani ammalati,\ngiovani vecchi, tutti, rinnovo - ha detto - a tutti l\'appello a\nimpegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale\nobbligo imperativo e urgente e appello alla coscienza dei\nresponsabili dei bombardamenti che dovranno dare conto davanti a\nDio".
"Il Pontefice ha promesso di venirci a trovare in una data che egli stesso stabilirà ma in forma strettamente privata, per testimoniare la sua vicinanza alle persone nei luoghi colpiti dal sisma. Il Santo Padre non è venuto prima per non \'intralciare\' gli interventi di prima emergenza". Così il vescovo di Ascoli Piceno monsignor Giovanni D\'Ercole in una nota, dopo l\'udienza di oggi in piazza San Pietro dove il Papa ha confermato ai sindaci di Ascoli Piceno e Arquata del Tronto che andrà in visita nelle zone terremotate.  "Papa Francesco - scrive il presule - ha sempre seguito con grande affetto e partecipazione le popolazioni colpite dal terremoto e le loro vicende con tutti i risvolti di dolore e rinascita. Lo ringrazio per questo e per averci accolto oggi con grande calore mostrandoci, ancora una volta, tutta l\'attenzione premurosa di padre e pastore". Questa mattina il Papa ha accarezzato la piccola Speranza, nata ametà luglio a Capodacqua di Arquata del Tronto, e scampata alterremoto. "La bambina - ha detto il vescovo di Ascoli Piceno - è stata battezzata domenica a Pescara del Tronto, la frazione rasa al suolo dalle scosse. Il suo nome è un simbolo di fiducia e slancio verso il futuro", e l\'incontro fra i genitori e il pontefice "è stato molto toccante". Il Papa ha benedetto la piccola e incoraggiato i suoi genitori, Ilaria, originaria proprio di Capodacqua, e Roberto Ruggeri. «Abbiamo perso tutto, piangiamo tante persone care che sono morte e cerchiamo di avere il coraggio di ripartire» dicono. E «abbiamo il dovere di farlo anche per i nostri bambini. Speriamo di essere sostenuti in questo nostro sforzo confidando che anche le piccole frazioni non vengano dimenticate». Ilaria e Roberto raccontano «storie di dolore ma anche di solidarietà: il terremoto distrugge ma può anche creare occasione di unità e di incontro». Al Papa gli studenti dell’istituto Fermi di Ascoli, danneggiato dalle scosse, hanno presentato un loro brevetto, riconosciuto a livello internazionale: un bastone da passeggio, chiamato Eldess, con speciali sensori per aiutare anziani e disabili nel caso di un incidente.
«L’unica grandezza nella Chiesa è di essere santi. E i suoi santi sono le colonne di luce che ci mostrano la via... d’ora innanzi apparterrà anch’egli a queste luci. E ciò che ci fu concesso solo per 33 giorni emana una luce che non può più venirci tolta». Era il 6 ottobre 1978 e l’allora arcivescovo di Monaco e Frisinga, cardinale Joseph Ratzinger, nell’omelia del Pontificale in suffragio di Giovanni Paolo I ne ricordava così l’esemplarità illuminante. \nNel settembre 1977, un anno prima della sua morte, anche l’allora patriarca di Venezia, Albino Luciani, citava il cardinale Ratzinger in un’omelia nella quale parlava della santità e della vera comunione della Chiesa nella carità: «Pochi giorni fa mi sono congratulato con il cardinale Ratzinger, egli ha avuto il coraggio di proclamare alto che “il Signore va cercato là dov’è Pietro”. Ratzinger m’è parso in quell’occasione profeta giusto – affermava – non tutti quelli che scrivono e parlano oggi hanno lo stesso coraggio; per voler andare dove vanno gli altri, alcuni di essi accettano solo con tagli e restrizioni il Credo pronunciato da Paolo VI alla chiusura dell’Anno della fede; criticano i documenti papali; parlano continuamente di comunione ecclesiale, mai però del Papa come punto necessario di riferimento per chi vuole essere nella comunione vera e santa della Chiesa. \nAltri, più che profeti – continuava Luciani – sembrano dei contrabbandieri; approfittano del posto che occupano, per smerciare come dottrina della Chiesa quello che è, invece, loro pura opinione personale». Sempre Ratzinger nella liturgia in suffragio di papa Luciani un anno dopo ebbe a dire: «È stato sepolto il giorno di san Francesco d’Assisi, l’amabile santo al quale era così simile». E come san Francesco nella Chiesa dei suoi tempi, che aveva bisogno di molta riforma, egli aveva imboccato il metodo giusto della riforma»: «Amore appassionato a Cristo. Vivere come lui, di lui, applicando il Vangelo, aderire a lui come fosse presente, è stato il suo programma».\n\n\nIl breve pontificato di Albino Luciani non è stato perciò il passaggio di una meteora che si spegne dopo breve tragitto. È invece tuttora segno ed esempio luminoso di quella continuità di speranze che vengono da lontano e che affondano le radici nel mai dimenticato tesoro di una Chiesa antichissima, senza trionfi mondani, che vive della luce riflessa di Cristo, vicina all’insegnamento dei grandi Padri e alla quale era risalito il Concilio. Nel quale si sono espresse, con essenzialità evangelica, le priorità di un Pontefice che ha fatto progredire la Chiesa lungo la dorsale di quelle che sono le strade maestre indicate dal Concilio: la risalita alle fonti del Vangelo e una rinnovata missionarietà, la collegialità nella fraternità episcopale, il servizio nella povertà ecclesiale, il dialogo con la contemporaneità, la ricerca dell’unità con i fratelli ortodossi, il dialogo interreligioso, la ricerca della pace. È qui che va riconsiderato lo spessore della sua opera. \nÈ qui che va ripresa la valenza storica del suo pontificato e della sua santità. Luciani è un Papa attuale. E la sua grandezza è ...
"La salvezza di Dio è per tutti, per\ntutti, nessuno escluso. La misericordia è per tutti: buoni e\ncattivi, per quelli che sono in salute e per quelli che\nsoffrono. Lo dice il Vangelo: chiamate tutti, buoni e\ncattivi. Così la Chiesa non è soltanto per i buoni o per\nquelli che sembrano buoni o si credono buoni". Papa Francesco\nlo ha sottolineato nella catechesi all\'Udienza Generale di fronte a 25mila persone. "Anzi\n- ha aggiunto - la Chiesa è preferibilmente per i cattivi. E\nil buon ladrone, un condannato a morte è il modello per tutti\ni cristiani". "A chi è in prigione, in ospedale o intrapplato\ndalle guerre io dico - ha scandito il Pontefice rivolto alla\npiazza gremita di fedeli - guardate il Crocifisso: Dio ci salva\ne ci accompagna. E se qualcono mi dice: ma padre quello che ha\nfatto le cose più brutte nella vita ha la possibilità di\nessere perdonato?, io rispondo: sì, basta che si avvicini a\nGesù con la voglia di abbracciarlo".\n \n\nIl buon ladrone ha rubato il cielo\nIl "buon ladrone" che,\nsulla croce, dice a Gesù "ricordati di me" mostra che "un\ncondannato a morte è un modello per noi": ha detto il Papa,\nsottolineando che affidandosi a Dio quel ladro "è riuscito a\nrubarsi il cielo".\n\n"Il buon ladrone si rivolge infine direttamente a Gesù, invocando\nil suo aiuto: Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo\nregno", ha detto Bergoglio all\'udienza generale sottolineando che il suo comportamento esprime "il bisogno dell\'essere umano di non essere abbandonato, che Dio gli sia sempre vicino. In questo modo un\ncondannato a morte diventa modello del cristiano che si affida a\nGesù" che "è lì sulla croce per stare con i colpevoli:\nattraverso questa vicinanza, Egli offre loro la salvezza". "Ciò che\nè scandalo per i capi e per il primo ladrone, per quelli che\nerano lì e si facevano beffa di Gesù - ha continuato Bergoglio -, per questo invece è\nfondamento della sua fede. E così il buon ladrone diventa\ntestimone della Grazia; l\'impensabile è accaduto: Dio mi ha amato\na tal punto che è morto sulla croce per me. La fede stessa di\nquest`uomo è frutto della grazia di Cristo"\n.\n\n​Tra i gruppi che hanno partecipato alla udienza generale del Papa in piazza San Pietro anche uno dalla diocesi di Ascoli Piceno, colpita dal terremoto delle scorse settimane, guidato al vescovo Giovanni D\'Ercole.\nLa fiaccola per le famiglieAl termine dell\'udienza papa Francesco ha acceso una fiaccola per ricordare le famiglie di Roma e di tutto il mondo. L\'accensione èavvenuta per ricordare la Settimana della Famiglia che a Roma siterrà dal 2 all\'8 ottobre prossimi. In udienza era presente anche unadelegazione della diocesi della capitale. "Per loro - ha spiegatoBergoglio - accenderò una fiaccola, simbolo dell\'amore delle famigliedi Roma e del mondo intero".

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